joining or not

The rally – not climate is out of control but life and living … or the other way round?

Vienna, September 19th;
Finally on the meeting Roland gratefully says in a short “impulse statement” for the debate: I do not have an answer, a solution …, I just know that we have to do something, namely look for the right question. Everybody agrees …, and so many say “but we know the narrative”

Berlin, September 20th, around 10 a.m.: traffic congestion on the highway 100 – I leave after a while, even with the scooter I am ore or less stuck

Berlin, September 20th, around 2 p.m. walking at the back of the metro/S-Bahn Friedrichstrasse, many years ago the place of “crossing” from one oa of the city another, divided by a wall.
Today crossing arms with strangers, building a wall – nobody has the answer, many have some answer and some may even think they have THE answer.

An old point comes to my mind – I am full of fear:

Ci dicono, in molti, in queste ore: non dobbiamo avere paura. Io invece ho paura. Voglio avere paura. Non dell’ineluttabile possibilità che questo orrore possa colpire me, o i miei cari; credo che per questo dovremmo affidarci alla nostra collettività, abbracciarci, dalla piccola alla grande, fino su in alto alle istituzioni che ci rappresentano e che dobbiamo aiutare a proteggerci.

Ho paura di chi dice: non sono umani. Ho paura delle risposte semplici alle domande complesse. Ho paura delle espressioni come: Parigi brucia. Ho paura di quello che può succedere: delle mamme che benedicono sulla porta i figli pronti alla guerra, ho paura dei numeri che prendono il sopravvento sulle storie, ho paura delle lacrime sulle bare che voglio altre lacrime su altre bare su altre bare su altre bare. Mi fanno paura i politici che hanno paura. Le frontiere europee chiuse unilateralmente senza logica apparente. Ho paura dei coprifuoco, dei concerti annullati, delle cene al ristorante con un occhio sempre fisso sulla porta.

Ho paura del Bignami della Fallaci. Mi fanno paura nella stessa frase “vaticinio” e “Sottomissione”. Quelli che pensano “scappiamo finché siamo in tempo”, come i bambini che chiedevano a Primo Levi: perché non siete scappati prima? Ho paura di chi mette tutto insieme nello stesso calderone, di quelli che non nascondono l’entusiasmo di pronunciare la parola “guerra”, ho paura anche del Piave che pure non ne può nulla e stava lì quando ero più felice. Ho paura di saperne troppo poco, di non trovare le parole o di dirne troppe, e fuori luogo. Ho paura della rabbia istantanea sulle notizie non verificate, una rabbia che rimane attaccata sulla pelle come una crosta, un trasferello nella testa anche se la notizia è smentita. Ho paura dei paragoni a capocchia, della banalità del male che non mi ha mai convinto, del sentirsi estranei, come se l’umanità non fosse sempre una e una sola, nel bene e nel male.

Mi fa paura anche “il tuo amico ti fa sapere che sta bene”. Si, ho una paura fottuta del tasto “sto bene” appeso sempre al collo come un salvavita per anziani, come una nuova coperta di Linus collettiva che non potrebbe che toglierci il respiro. Io non sono buonista. Non sono buono, sono cattivo. Proprio perché sono cattivo ho paura: perché in fondo, alla fine, a farmi paura siete tutti voi, siamo tutti noi.

I am to least afraid that we do not really know the answer, that we are moving without getting anywhere …

And a comment – the reproduction of a letter by Enrico Galiano:

Caro Ministro dell’Interno Matteo Salvini ,
ho letto in un tweet da Lei pubblicato questa frase: “Per fortuna che gli insegnanti che fanno politica in classe sono sempre meno, avanti futuro!”.
Bene, allora, visto che fra pochi giorni ricominceranno le scuole, e visto che sono un insegnante, Le vorrei dedicare poche semplici parole, sperando abbia il tempo e la voglia di leggerle. Partendo da quelle più importanti: io faccio e farò sempre politica in classe. Il punto è che la politica che faccio e che farò non è quella delle tifoserie, dello schierarsi da una qualche parte e cercare di portare i ragazzi a pensarla come te a tutti i costi. Non è così che funziona la vera politica.
La politica che faccio e che farò è quella nella sua accezione più alta: come vivere bene in comunità, come diventare buoni cittadini, come costruire insieme una polis forte, bella, sicura, luminosa e illuminata. Ha tutto un altro sapore, detta così, vero?
Ecco perché uscire in giardino e leggere i versi di Giorgio Caproni, di Emily Dickinson, di David Maria Turoldo è fare politica. Spiegare al ragazzo che non deve urlare più forte e parlare sopra gli altri per farsi sentire è fare politica. Parlare di stelle cucite sui vestiti, di foibe, di gulag e di tutti gli orrori commessi nel passato perché i nostri ragazzi abbiano sempre gli occhi bene aperti sul presente è fare politica.
Fotocopiare (spesso a spese nostre) le foto di Giovanni Falcone, di Malala Yousafzai, di Stephen Hawking, di Rocco Chinnici e dell’orologio della stazione di Bologna fermo alle 10.25 e poi appiccicarle ai muri delle nostre classi è fare politica.
Buttare via un intero pomeriggio di lezione preparata perché in prima pagina sul giornale c’è l’ennesimo femminicidio, sedersi in cerchio insieme ai ragazzi a cercare di capire com’è che in questo Paese le donne muoiono così spesso per la violenza dei loro compagni e mariti, anche quello, soprattutto quello, è fare politica.1
Insegnare a parlare correttamente e con un lessico ricco e preciso, affinché i pensieri dei ragazzi possano farsi più chiari e perché un domani non siano succubi di chi con le parole li vuole fregare, è fare politica. Accidenti se lo è.
Sì, perché fare politica non vuol dire spingere i ragazzi a pensarla come te: vuol dire spingerli a pensare. Punto. È così che si costruisce una città migliore: tirando su cittadini che sanno scegliere con la propria testa. Non farlo più non significa “avanti futuro”, ma ritorno al passato. E il senso più profondo, sia della parola scuola che della parola politica, è quello di preparare, insieme, un futuro migliore. E in questo senso, soprattutto in questo senso, io faccio e farò sempre politica in classe.

Enrico Galiano

Yes, I am afraid – and even if I am especially afraid saying what I think is the truth, saying that I have doubt and that I do not know but want to search, honestly, with others – Camminiare insieme – I will try to do, even if walking may mean building a wall. Not knowing the answer does not suggest moving on with giving the old and wrong answers

Berlin, 20th of September, about 5:00 p.m., I am waiting in the canteen – we want to go to the new performance of Brecht’s Baal …

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2 risposte a "joining or not"

  1. Thank you Peter, for recalling Enrico Galliano’s open letter. The challenge posed by the millennial policymakers to educators and learners needs frequent reflections as it places Education within a dichotomized universe : Training to achieve skills vs Teaching to develop potential. This tendency fundamentally distorts the socio-historical interpretation of Educere based on the natural interaction between educators and learners aiming at a better world.
    A personal note on this issue hoping the echo will add force to Galliano’s voice for a U-turn in that tendency.
    I have lived this conflictual debate on the Italian stage for many decades, endevouring in squaring the circle by fitting drills into the notion of educere . Integrating English classes with reading poems, visiting Art exhibitions, attending concerts as a system to view the times we live in, had helped my students in posing questions about social quality . Very fruitful those times you had answered positively to their SOS per “camminare insieme ” seeking new paths towards a better future. You accepted notwithstanding my students attended Secondary school because, as we often say: ”
    Aren’t we all part of the same educating community devoted with the same tireless energy , ideas and method to keep our students’ mind open and encourage them to never give up in seeking knowledge?

    e “.

  2. Important for us who educate to recognise – wherever and whatever: we are moving within thIS world, on this planet … – as the message, carried by one of the young people said: planet B is too far a way. — Any poem, any equation, any law, any chemical formula … we teach and learn and research has to be(come) and remain aware of this, fostering further research, learning and teaching in and of this spirit. – xiexie

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